Earthlings
Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Giugno 2009 20:36 Scritto da Claudio Lunedì 01 Giugno 2009 12:00
Ci si chiede a volte se l'ignoranza possa di per sè costituire una colpa.
Nel tentativo di giungere ad una risposta può essere d'aiuto distinguere tra due generi di ignoranza. Quella di chi non ha accesso ai mezzi necessari alla conoscenza e quella accidiosa, di chi non indaga pur avendone le possibilità.
Nel caso delle violenze nei confronti degli animali si concretizza spesso una terza evenienza: il rigetto della realtà così come ci si presenta innanzi.
La sensibilità individuale è oggi sufficientemente sviluppata da rendere inaccettabile per molti di noi l'idea di uccidere o torturare un essere vivente. La stessa sensibilità non ci impedisce però di delegare tali riprorevoli efferatezze in altre mani, pur di garantirci cibi saporiti, vestiario alla moda, divertimenti, progresso scientifico.
Sono esattamente questi i moventi dei nostri crimini. Uccidiamo per egoistica convenienza, non per indigenza nè per necessità.
E la futilità degli obiettivi accentua, se possibile, la crudeltà delle azioni.
Affidare ad altri il lavoro sporco non può e non deve sollevarci dalle nostre responsabilità. Come consumatori e destinatari dei prodotti di queste aberranti violenze siamo e dobbiamo sentirci coinvolti. La cortina di fumo che viene innalzata attorno a tali attività è consapevolmente complice del mancato risveglio delle coscienze. Le varie pubblicità che veicolano rassicuranti immagini di mucche che pascolano felici aspettando la macellazione, polli allevati in verdi e pittoresche fattorie, pesci pescati da capitani coraggiosi che sfidano i flutti, non sono altro che l'ipocrita tentativo dell'industria della morte di perpetuarsi, circondandosi di un'accettabile aura di sostenibilità. Dovrebbero essere proprio queste, studiate, manipolazioni della verità a destare in noi rabbia e indignazione. Quello che spesso ottengono è invece la distensione dei nostri già esili sensi di colpa.
Personalmente ritengo la maturazione di una coscienza collettiva, che tenga in primario conto le esistenze degli animali e le esigenze dell'ambiente, un tassello imprescindibile nel progresso della civiltà umana verso il raggiungimento di un equilibrio sostenibile. Una conquista la cui portata non è limitata al conseguimento di una nuova consapevolezza dei diritti degli animali, bensì alla coerenza di fondo di un sistema di valori attualmente equivoco e lacunoso, che rischia di sgretolarsi e collassare come un edificio privato delle sue fondamenta.
Earthlings è principalmente un documentario: il suo stile lapidario, crudo, essenziale mette in ulteriore risalto il dramma della sofferenza e le atroci agonie di esseri innocenti. Ma Earthlings è anche un'istantanea della grettezza dell'animo umano, della sua morbosa capacità di produrre e spettacolarizzare la morte.
Il film può essere gratuitamente scaricato nella sua interezza (o visionato in streaming) all'indirizzo veg-tv.info/Earthlings , ed è corredato da sottotitoli in italiano.
Potete inoltre visitare il sito ufficiale all'indirizzo www.Earthlings.com .
Sentimenti
Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Maggio 2009 22:46 Scritto da Claudio Mercoledì 27 Maggio 2009 11:11

Sentimenti,
nude e sanguinanti trasparenze dell'anima
che squarciano il sipario dell'apparenza
svelando e straziando i nostri più intimi rifugi.
Io violentato,
finalmente libero,
tracotante messo di vanti e vergogne
a lungo atteso, temuto.
Ci consegni alla nostre inquietudini,
nuovamente vincitore,
svanendo, inafferrabile, tra i fumi della lotta.
Noi esausti, angosciati, tremanti
in attesa della fine.
Noi ignari del nostro destino.
Diritto alla caccia?
Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Giugno 2009 20:36 Scritto da Claudio Mercoledì 20 Maggio 2009 19:34

Negli ultimi giorni hanno raggiunto il culmine i ripetuti tentativi (fortunatamente falliti) delle Lega e dei suoi esponenti, di giungere all'approvazione dei DDL per la riforma della legge n.157/92, disciplinante l'attività venatoria. Potete rendervi conto del pericolo che abbiamo corso visionando il testo, di cui suggerisco la lettura integrale, al seguente indirizzo Testo unificato disegni di legge (la Lega è d'altronde ormai ben nota per le sue proposte lungimiranti).
Dichiarato il mio viscerale e malcelato odio verso la caccia, prendo atto del fatto che il dialogo e il confronto con la parte avversa sia elemento fondante e fondamentale di un ordinamento democratico (persino quando questa è formata da una legione di zotici sanguinari). Ecco quindi l'interesse per le motivazioni addotte dai cacciatori, e dai loro legislatori, a supporto delle proprie posizioni.
Post vaneggiante circa un banner idiota
Ultimo aggiornamento Domenica 17 Maggio 2009 23:55 Scritto da Claudio Domenica 17 Maggio 2009 23:50
Tra tutti i banner pubblicitari in cui mi sono imbattuto negli ultimi tempi uno in particolare è riuscito ad attirare la mia attenzione (e il mio click)... questo:

Lasciatemi brevemente elencare i principali, auspicabili, obiettivi di un banner pubblicitario: attirare il navigatore e rimandarlo al sito pubblicizzato.
Benissimo! Quale modo migliore per attrarre qualcuno se non far leva sul suo ego, da cui: "Quanto sei intelligente?". [Toccato nel profondo dell'orgoglio decido di mettermi alla prova. Il mio sguardo avido di sfida si posa sulla frase sottostante].
Leggo: "Quale numero vedi nell'immagine?" Argh! Non era proprio quello che m'aspettavo... comprendo la necessità di rendere il tutto accessibile (con i tempi che corrono...), ma perchè allora escludere a priori i daltonici e consegnarli alla cieca sorte? [nel dubbio (sì sono una persona insicura) apro il vocabolario per controllare che "intelligenza" stia ancora per intelligenza e non per daltonismo... e... sì ricevo in effetti conforto. Rassicurato e incuriosito decido di cliccare su 74] Clicco.
Ricordate il secondo obiettivo di un banner? Ve lo rammento: rimandare al sito pubblicizzato. Ed ecco invece apparire una desolata e bianca pagina con apposta la scritta "empty".
[Non sono soddisfatto dev'esserci qualcosa sotto! Ho appena finito di vedere "inside man" (chi l'ha visto capirà...)... e sì dev'essere un ingegnoso trucco]. Torno indietro. Vuoi vedere che funziona come una sorta di psicologia al rovescio? Il quiz è stupido -> la risposta dev'essere stupida! Ovvio! Clicco su 75, clicco su 94, clicco su ogni altro singolo pixel... ma nulla! Sempre la irridente pagina bianca e la sua didascalica scritta. [A questo punto spiazzato e un po' deluso mi arrendo.] E malinconicamente vado a dormire.
Perché acrazia?
Ultimo aggiornamento Sabato 16 Maggio 2009 13:35 Scritto da Claudio Venerdì 15 Maggio 2009 20:26
A questo punto vi chiederete "Perché il nome acrazia? Perchè non anarchia?". In effetti questa scelta potrebbe apparire una forzatura per un blog dichiaratamente generalista e personale. E' però interessante soffermarsi sul significato comunemente attribuito al termine e ai fenomeni a cui esso è associato nell'immaginario collettivo.
Acrazia rappresenta certamente una proposta politica e in questa accezione è spesso utilizzata come sinonimo di anarchia. Tuttavia è innegabile che quest'ultima affondi le sue radici nella storia avendo acquisito nel tempo peculiarità ben definite che ne hanno ampliato il significato originale. Una storia ricca di episodi encomiabili e uomini valorosi, ma come tutte le vicende umane anche macchiata da biechi interessi personali, follia, contraddizioni. Questo fa sì che la parola anarchia porti con sé un vistoso e incancellabile fardello di vicissitudini e accadimenti, errori e paradossi e spesso violenza e morte. Il suo utilizzo dovrebbe quindi essere limitato e specificamente riferito a questa sua componente trascorsa e documentata o a movimenti attuali che ad essa esplicitamente si ispirano piuttosto che all'ideale politico in sé.
In questo contesto e dal mio punto di vista la scelta è quindi facilmente ricaduta sul vocabolo "acrazia", molto meno abusato e di conseguenza più aderente all'originario significato della parola greca da cui deriva (a-kratos: mancanza di dominio). Mancanza di dominio vista come espressione della primaria esigenza dell'individuo di realizzare se stesso senza l'ostacolo esterno dell'oppressione e della costrizione. Al pari della libertà (così sbandierata e così poco compresa) intimamente legata alla natura umana. Un bisogno così intrinseco da poterlo ritenere universale, ma con la connotazione dell'individualità e dell'unicità. E a causa di queste due opposte pulsioni tanto fondamentale quanto contraddittorio e irrealizzabile integralmente. Acrazia differisce da libertà riferendosi alla possibilità di esprimere i contenuti di quest'ultima in ambito sociale piuttosto che interessandosi all'aspetto strettamente ontologico. Essa riguarda quindi il diritto ad attuare la libertà personale (comunque essa sia intesa) anziché tentare di definirne la stessa essenza.
Acrazia è costruzione e dialogo, dialettica e divenire, affermazione dell'individuo e tolleranza sociale, imprescindibile prerogativa umana del domandarsi perché ed essere incapaci di una risposta. Insomma il nome adatto ad un blog!
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