Racconto senza titolo :-) (parte 2/2)

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passeggiata notturna, notte, città

Mantenne l'andatura costante e appesantì il passo, cercando così di mascherare l'ansia che quella presenza inaspettata gli ingenerava, intromettendosi, con ogni probabilità casualmente, in un rituale intimo e riservato. Quando era cominciato tutto ciò? Non lo ricordava con esattezza. Forse mesi prima, forse addirittura anni. Lo rassicurava la mancanza di un riferimento puntuale che potesse datare con precisione l'origine dei suoi comportamenti. Lo rassicurava come una fede che con assiomatica certezza affonda le proprie radici tra le profondità indefinite del tempo riconoscendosi, infine, senza timore di smentita nè spiegazione alcuna, Verità.

Credeva che il ripetere meccanicamente gli stessi gesti, le stesse azioni (persino gli stessi pensieri, se mai ne fosse stato capace) lo potesse portare a cristallizzare la propria esistenza, cogliendola finalmente nella sua compiutezza, allorché essa si fosse palesata nell'evidente aspetto di impurità tra la perfezione reticolare del mondo. O perlomeno così aveva visualizzato l'intera faccenda.

 

Non era sicuramente uno sprovveduto, né tantomeno un pazzo come si sarebbe potuto, sin troppo superficialmente, sospettare. Sapeva che una tale perfetta ripetizione era nella pratica irrealizzabile per una innumerevole serie di fattori e circostanze, per lo più ingovernabili, che avrebbero inevitabilmente reso ogni copia delle sue azioni diversa dalla precedente (trascurò, più per distrazione che per un moto inconscio di autocensura, lo storico dibattito sulla univocità e sulla semantica del fluire del tempo).

“Ma ciò deve attribuirsi alla stessa natura dell'uomo e dell'universo e le mie convinzioni non ne sarebbero in ogni caso intaccate in misura maggiore rispetto a quelle relative a qualsiasi altra religione, o dogma, o credo esistente e immaginabile”-, ribatté meccanicamente mentre annuiva con il compiacimento di chi richiama alla mente una cagione estremamente familiare e rassicurante.

Seicentoventidue, seicentoventitré, seicentoventiquattro... la figura umana inizialmente apparsa sul colmo della collinetta, si andava rapidamente approssimando. I lineamenti erano oramai sufficientemente delineati da permettergli di associare a quelle sembianze minute il corpo di una giovane donna infreddolita (come si poteva intuire dalle braccia incrociate sul petto e dalla postura leggermente raccolta e incurvata in avanti).

Realizzò bruscamente l'inevitabilità dell'incontro e subito, quasi d'istinto, serrò ogni muscolo del corpo tanto da assumere un'andatura così rigida e severa da somigliare alla marcia di un soldato di sua Maestà la Regina. Se qualcuno gli avesse accostato una mano al petto, incuriosito da tale inumana apparenza, sarebbe rimasto ancor più sbigottito, nel verificare che un flusso inesauribile di globuli e piastrine si precipitava ad un ritmo selvaggio lungo il percorso stabilito da vene e arterie. E costui non avrebbe comunque potuto comprendere quale meccanismo invisibile una simile quantità di energia e nutrimento fossero finalizzati ad azionare.

Ottocentonovanta, ottocentonovantuno, ottocentonovantadue... di tanto in tanto controllava con lo sguardo la posizione dell'involontaria spettatrice. Si era accorta della sua presenza? (“Che domande”-, si rimproverò -“Sì di certo, a meno che non sia cieca o particolarmente distratta!”). Aveva quindi senz'altro notato il suo imbarazzo, che i ripetuti e goffi tentativi di dissimulare rendevano sempre più evidente. Avvertì una spiacevole sensazione di nudità che il freddo della notte acuiva penetrandogli tra le carni giù fino allo stomaco e alle interiora. Si preparò a quell'evento così come ci si approssima ad un impatto potenzialmente mortale. Rilassò i pochi muscoli ancora rispondenti al suo controllo, inspirò lentamente una lunga boccata d'aria gelida che gli intorpidì la gola, e sgombrò la mente dai pensieri mentre risistemava il bavero della giacca.

La fine. La fine che ci consegna al passato chiosando tutta la nostra vita, con un'ultima gigantesca istantanea. E l'uomo. L'uomo coi suoi tentativi di applicare, di fronte all'ineluttabile, un'ultima forma di controllo, allestendo ad arte la propria raffigurazione migliore. Nonostante fosse tormentato da un nugolo angosciante di pensieri, continuava stoicamente a contare.

Novecentocinquantaquattro, novecentocinquantacinque, novecentocinquantasei... Era quasi giunto a destinazione! … Novecentonovantotto... All'improvviso avvertì un profumo intenso riempirgli le narici e percorrere quasi istantaneamente i nervi su fino al cervello, frantumandosi in un turbinio di sensazioni euforiche e lucidi ricordi, che lo fecero quasi commuovere...

Novecento-novanta-nove...biascicò affannato, posando infine uno sguardo fugace sugli occhi, neri, luccicanti e vivaci della fanciulla. Fu sicuro, per un attimo, di aver colto in quelle pupille svavillanti e nell'espressione serena e sorridente qualcosa di molto simile ad una epifania. Ma la suggestione durò un istante, prima che incespicasse riversando nuovamente su se stesso tutta l'attenzione, che gli fu invero necessaria a mantenersi in posizione eretta e profferire in corrispondenza di quel passo conclusivo, un grido soffocato e liberatorio - “MILLE!!!”-. Avvertì un leggero mugugno alle spalle. La ragazza stava probabilmente facendo del proprio meglio per trattenere una sonora risata.

Non si voltò per controllare. Estrasse invece la chiave dal taschino della giacca e si avviò frettolosamente su per le scale dirigendosi verso la camera da letto. Si infilò sotto le coperte con ancora indosso i vestiti, senza neanche sostare in cucina per un rapido boccone o in bagno per rinfrescarsi dopo una giornata passata fuori casa. E con l'animo incredulo e affrancato di chi è appena scampato ad un'insidia micidiale ed è troppo provato per rimanere sveglio, si rannicchiò su se stesso abbandonandosi ad un sonno profondo.

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