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abusi edilizi

30 dic 2009

Il mio vicino si chiama Cixcia. E ha il dono della raffinatezza. Dopo aver posato quintali di cemento abusivo e aver violato decine di sigilli (i carissimi Vigili Urbani avranno migliaia di foto ormai, non una uguale all'altra. Ma si guardano bene dall'intervenire. Dall'intervenire seriamente intendo. Per quello è necessaria una certa dose di buona volontà) ha ben pensato di dare un senso (ultimo?) alla sua opera.
Il mio vicino porta l'illustre cognome Cixcia e come avrete ormai intuito ha il dono della raffinatezza. Voci sussurrano sia un dono ereditario, visto che già suo padre, Cixcia senior, aveva, a suo tempo, mostrato una inconsueta propensione per il Bello.
Oggi ha aggiunto alla sua opera quel tocco di Berlino Est che fa tanto nostalgico-retrò.
Ebbene sì. In cima a quel muro, già famoso presso le migliori facoltà di "Geologia dell'abuso" (insegnamento piuttosto recente ma con buoni proseliti), ha finalmente posto in essere il degno suggello.
Un (bellissimo s'intende) filo spinato, retto da sottili barre metalliche e contornato da quelli che in gergo tecnico vengono chiamati offendicula (ma "cocci di bottiglia", in tal caso, rende meglio l'idea). Il tutto ovviamente molto scenografico e sottilmente (quel tocco di imperfezione di cui solo i Grandi esteti riescono a intuire la necessità), dicevo sottilmente intimidatorio.
Il mio vicino é Cixcia. E spero si evinca con sufficente chiarezza da queste poche righe. Ha il dono della raffinatezza.

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